

Alzheimer: un argomento che abbiamo già trattato su questo blog. Di recente abbiamo parlato del connubio tra Alzheimer e colesterolo. Nello specifico, lo studio che conferma come alti livelli di colesterolo incentiverebbero la progressione di questa malattia neurodegenerativa. Tra le più diffuse in età avanzata. Oggi trattiamo l’argomento da una diversa prospettiva. Non quella della prevenzione. Né quella della risoluzione che, purtroppo, ad oggi non è contemplata da alcuna soluzione farmacologica disponibile sul mercato o terapia. La prospettiva è quella della riduzione di una delle principali manifestazioni sintomatiche di questa patologia: lo stato di agitazione. Il protagonista si chiama nabilone, un cannabinoide sintetico che in Canada è già stato approvato per il trattamento della nausea e del vomito per i pazienti oncologici.
Presentato durante la Alzheimer’s Association International Conference (Aaic) 2018 e condotto dal team di Krista Lanctot, ricercatrice del Sunnybrook Health Sciences Center e Università di Toronto (Canada), lo studio ha confermato come il nabilone rappresenti un efficace sedativo per i malati di Alzheimer. I ricercatori hanno somministrato il cannabinoide sintetico su 39 pazienti over 85 per una durata complessiva di 12 settimane. I pazienti, affetti da Alzheimer moderato o grave, hanno assunto una dose di 1,6 mg di nabilone al giorno per le prime 6 settimane. Poi placebo per la restante durata del trattamento. L’esito è stato incoraggiante, seppur con qualche effetto collaterale soprattutto inerente alla sonnolenza su cui si starebbe lavorando.
Heather Snyder, direttore delle operazioni mediche dell’Alzheimer Association ha tenuto a precisare di non somministrare marijuana a chi soffre di questa patologia perché “il nabilone non è la stessa cosa, si tratta di un cannabinoide sintetico realizzato con un componente specifico, ci sono controlli sulla qualità e sulla dose”.
I cannabinoidi sintetici aprono l’orizzonte ad un nuovo modo di approcciare la malattia. Sia per chi ne soffre, sia per chi assiste alle persone colpite dalla patologia. Howard Fillit, direttore esecutivo della Alzheimer’s Drug Discovery Foundation, evidenzia come l’utilizzo dei cannabinoidi sintetici colmi una lacuna della medicina ponendo l’attenzione sulla qualità della vita dei pazienti spesso compromessa a causa dei sintomi aggressivi o di agitazione dovuti alla patologia. Conferme in questo senso arrivano anche dalle parole di Heather Snyder: “Si devono esplorare nuovi modi di affrontare i sintomi non cognitivi dell’Alzheimer perché questi svolgono un ruolo così significativo non solo nella qualità della vita del paziente ma anche nella qualità della vita di chi si prende cura di loro”.

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